Coordinate 44°40′39.62″N 11°02′34.83″E,  altitudine 20 m s.l.m., superficie 55,32 km², abitanti 15.921

Benvenuti a Nonantola

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Nonantola, antico borgo medievale, racchiude quanto di meglio il territorio emiliano possa offrire. Monumenti affascinanti e scorci pittoreschi, ospitalità genuina, tradizione enogastronomica, natura da esplorare, terra ricca di cultura.

Grazie alla sua posizione strategica, Nonantola è anche un punto di partenza perfetto per visitare i luoghi circostanti: Modena con il Duomo e la Ghirlandina patrimonio dell’Unesco, Bologna, Piazza Maggiore e i portici, le colline e l’Appennino con itinerari unici da scoprire.

A Nonantola i segni di un passato nobile si fondono dentro una cultura contadina fatta di saggezza e amore per la terra. Il territorio è disseminato di indelebili tracce lasciate da un passato denso di storia.

 

LA MILLENARIA STORIA DI NONANTOLA

I primi insediamenti del territorio nonantolano, conosciuto grazie alla famosa abbazia di S. Silvestro fondata in epoca longobarda, risalgono all’ età del Bronzo (con la terramara di Redù, datata XVII -inizio del XII secolo a.C.).

L’area nonantolana fu occupata nella Prima e alla Seconda età del Ferro e intensamente colonizzata durante l’epoca romana; il toponimo Nonantola sembra infatti derivare, secondo alcuni studiosi, dal numerale romano nonaginta (novanta) e nel suo territorio sono ancora evidenti le tracce della centuriazione.

Il monaco benedettino Anselmo, cognato del re dei Longobardi Astolfo, fu il fondatore e il primo abate dell’abbazia di Nonantola.

La scelta di fondare un monastero in questo luogo dipese, oltre che da motivazioni religiose, da una pluralità di fattori politico-militari dati dalla posizione strategica di Nonantola posta sul confine tra il ducato longobardo e l’esarcato bizantino.

La chiesa abbaziale, fondata nel 752 e dedicata a San Silvestro nel 756, incontrò il favore dei sovrani longobardi e franchi da cui ricevette donazioni di ampi beni terrieri e numerosi privilegi. Nonantola, durante il Medioevo, divenne la sede di uno dei più importanti e ricchi monasteri europei e scatenò le mire espansionistiche dei vescovi delle vicine città di Modena e Bologna e di alcune potenti famiglie signorili.

Nel 1058 l’abate Gotescalco, per difendere il proprio territorio e nel tentativo di creare un legame tra il popolo e il monastero, concesse in perpetuo agli abitanti di Nonantola diversi privilegi e una vasta estensione di boschi, paludi e prati da poter sfruttare per il pascolo e il legnatico. Per poter beneficiare di tali privilegi (che diventeranno ereditari in linea maschile a fronte dell’obbligo di residenza a Nonantola), il popolo avrebbe dovuto costruire tre quarti delle mura di difesa del borgo: proprio questo atto fu all’origine della Partecipanza Agraria di Nonantola (una proprietà collettiva di terreni ancora oggi esistente ).

A partire dal XII secolo iniziò un periodo molto difficile per l’abbazia poiché fu al centro di una serie di lotte tra i comuni di Modena e Bologna che si contendevano il suo territorio; Nonantola venne conquistata, a periodi alterni, sia dai Modenesi che dai Bolognesi che costruirono rispettivamente la Torre dei Modenesi nel 1261 e la Torre dei Bolognesi nel 1307 a presidio del territorio.

Nel 1412 Nonantola passò sotto il dominio estense; nel 1414 il Duca d’Este Niccolò III le riconobbe i diritti municipali e al 1419 risalgono degli Statuti del Comune (esposti al terzo piano del Museo di Nonantola).

L’abbazia in quel periodo versava in uno stato di profonda decadenza; nel XVI secolo i Benedettini vennero sostituiti dai Cistercensi e nel 1769, quando il duca di Modena soppresse tutti i piccoli monasteri, il monastero venne affidato a nove canonici. Tra XVIII e XIX secolo, sull’ondata delle trasformazioni portate dalla Rivoluzione Francese, furono soppressi gli ordini religiosi e l’abbazia fu assegnata al vescovo di Modena che ancor oggi ne è l’abate.

I beni dell’abbazia e del seminario di Nonantola confiscati dall’esercito napoleonico furono acquistati nel 1799 dal conte Leonardo Salimbeni, che inglobò la parte meridionale del monastero nella sua residenza.

Nel 1898 Palazzo Salimbeni fu ceduto al Comune di Nonantola che trasferì in questa sede i suoi uffici.

Nel 1983, durante alcuni lavori di restauro del Palazzo comunale, proprio in quella che era l’ala meridionale del monastero, emersero i frammenti di un ciclo di affreschi databile alla fine dell’XI- inizio XII secolo con scene della vita di San Benedetto e degli Atti degli Apostoli.  Gli affreschi decoravano quello che è stato identificato come l’antico refettorio del monastero di Nonantola, oggi conosciuto come Sala degli Affreschi. (attualmente non visitabile poiché in attesa di restauri in seguito ai danni subiti dal terremoto).

Una notevole trasformazione del paese avvenne nel 1913 quando Natale Bruni, abate commendatario, incaricò don Ferdinando Manzini, parroco di Nonantola, di restaurare l’abbazia per riportarla alle antiche forme romaniche. Manzini, che fu anche il fautore della demolizione delle mura di Nonantola, aveva previsto di compiere la stessa operazione anche sulla Pieve di San Michele ma non riuscì a terminare la sua opera poiché nel 1926 venne trasferito ad un’altra parrocchia.

Un episodio di grande solidarietà civile da parte della popolazione nonantolana caratterizza gli anni della Seconda Guerra Mondiale: 73 ragazzi ebrei con i loro accompagnatori furono ospitati a Villa Emma ed in seguito all’occupazione tedesca dell’Italia furono nascosti nel seminario abbaziale e presso alcune famiglie del luogo per poi essere aiutati a sfuggire alle persecuzioni naziste e a trovare la salvezza in Svizzera.

Due nonantolani che hanno contribuito in modo fondamentale al salvataggio dei ragazzi di Villa Emma, il medico condotto Giuseppe Moreali e don Arrigo Beccari, sono stati proclamati “Giusti fra le Nazioni” dallo Stato di Israele grazie all’opera svolta a favore degli ebrei perseguitati. La mostra che racconta questo episodio “I ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola: 1942-43”  è sposta al piano terra del Museo di Nonantola.

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