Coordinate 44°40′39.62″N 11°02′34.83″E,  altitudine 20 m s.l.m., superficie 55,32 km², abitanti 15.921

Mostra de "I ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola 1942-43" – Museo di Nonantola

La mostra, collocata al piano terra del Museo di Nonantola, racconta in chiave didattica un importante episodio di Resistenza Civile che si svolse a Nonantola tra il 1942 e il 1943, in piena guerra e occupazione tedesca.

Nella mostra, attraverso un percorso fotografico e documentario, si ripercorre la storia dei ragazzi di Villa Emma: tra il luglio del 1942 e l’aprile del 1943 arrivarono a Nonantola due gruppi di ragazzi ebrei profughi provenienti da Germania, Austria e Jugoslavia, rispettivamente da  Lesno brdo (vicino Lubiana) e da Spalato che portò il numero degli ospiti di villa Emma a 73 ragazzi assistiti da 18 adulti

La mostra racconta la vita quotidiana trascorsa dal gruppo durante il periodo di permanenza a Villa Emma tra le faccende domestiche, l’addestramento al lavoro  agricolo e artigianale e la preparazione alla vita nel kibbutz (ci sono bellissime fotografie che mostrano i ragazzi al lavoro e in momenti di svago che testimoniano la nascita di amicizie e legami tra i giovani ebrei e i coetanei di Nonantola).

Il percorso prosegue con il racconto dei giorni in cui vennero accolti e nascosti in vari luoghi di Nonantola: quando, dopo l’armistizio, il 9 settembre del 1943 arrivarono le truppe tedesche, i ragazzi lasciarono la villa e furono nascosti nel seminario abbaziale, presso suore e famiglie di contadini, artigiani e commercianti e infine riuscirono a fuggire tra il 6 e il 16 ottobre e a trovare la salvezza in Svizzera da dove, nel maggio del 1945, partirono per la Palestina.

La solidarietà dimostrata dal popolo nonantolano verso questi ragazzi è stato senza dubbio un caso di grande umanità: è indispensabile ricordare che essi arrivarono alla salvezza in particolar modo grazie al coraggioso e disinteressato aiuto del medico condotto Giuseppe Moreali e del giovane sacerdote Don Arrigo Beccari. Entrambi, nel 1963, piantarono un albero nel Viale dei Giusti e furono insigniti a Gerusalemme, allo Yad Vashem, della medaglia dei Giusti tra le Nazioni (le medaglie sono esposte al 1° piano del Museo di Nonantola)

Il 27 gennaio 2009, nel Giorno della Memoria, sono stati aggiunti due pannelli alla mostra originaria che raccontano la vicenda di due personaggi legati a villa Emma che non riuscirono a salvarsi dalle persecuzioni naziste: Salomon Papo, l’unico dei ragazzi ad essere deportato ad Auschwitz poiché si trovava in sanatorio a Gaiato di Pavullo al momento dell’invasione dei nazisti, e Goffredo Pacifici, uno degli accompagnatori dei ragazzi, molto amato dal gruppo e affettuosamente chiamato Cicibù.

LA MOSTRA RELATIVA ALL’EPISODIO DEI “RAGAZZI EBREI DI VILLA EMMA: 1942-43″ È ESPOSTA  AL PIANO TERRA DEL MUSEO DI NONANTOLA.

Orari di apertura del museo

Sabato, domenica e festivi: 9.30-12.30 e 15.30-18.30

Ingresso: gratuito

Telefono: durante gli orari di apertura del museo 366/4340703

(visite guidate su appuntamento telefonando allo 059/896656 tutte le mattine dalle 8.30 alle 13.00 e il martedì e giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 17.00)

Info

Ufficio Archivi, Musei, Turismo e Volontariato – Comune di Nonantola

Telefono: 059/896656-639 – durante gli orari di apertura del museo telefonare al numero 366/4340703

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per approfondimenti sulla vicenda legata alla storia dei ragazzi di villa Emma si veda il sito www.fondazionevillaemma.org

Per informazioni e visite guidate sull’episodio dei ragazzi di Villa Emma contattare:

Fondazione Villa Emma Tel. 059 547195 – mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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L’oasi Torrazzuolo

L’AREA DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO TORRAZZUOLO

L’oasi “Torrazzuolo” è una delle aree naturalistiche più importanti della Pianura Padana sia per dimensioni che per diversificazione degli habitat presenti: comprende infatti un articolato sistema di boschi, aree umide e un fitto reticolo di siepi e canali.

Il territorio della Partecipanza, per secoli caratterizzato da boschi, paludi e prati, a partire dalla metà del XIX secolo fu soggetto ad una progressiva e radicale operazione di messa a cultura dei terreni: tra la fine del 1800 e i primi decenni del ‘900 i terreni, che rappresentavano un’indispensabile fonte di sopravvivenza per le famiglie dei Partecipanti, furono convertiti alla coltivazione di cerali.

Il grande bosco della Partecipanza nel 1884 non esisteva più ma a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, attraverso interventi di ripristino naturalistico effettuati per tappe successive, circa il 10% della Partecipanza è stato rinaturalizzato.

L’Oasi del Torrazzuolo copre oggi una superficie complessiva di 132 ettari ed insiste per la maggior parte su terreni di proprietà della Partecipanza Agraria: rientra nel circuito delle Aree Protette della Regione Emilia-Romagna come Area di Riequilibrio Ecologico e, a livello europeo, nella Rete “Natura 2000” come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS). Il bosco planiziale è una “Kyoto forest” per il monitoraggio del bilancio assorbimento/rilascio della CO2.

Il punto di partenza principale per visitare l’area naturalistica è il parcheggio posto in via Due Torrioni nei pressi della maestà di Sant’Anselmo (la stele con l’immagine del Santo fondatore dell’abbazia di Nonantola), ben visibile dalla strada: da qui, infatti, partono i diversi percorsi di visita che conducono nel bosco e nelle aree umide in cui è possibile osservare una ricca biodiversità animale e vegetale e arrivare a tre osservatori faunistici, di cui uno fruibile anche da disabili e da utenti con mobilità ridotta (raggiungibile anche in auto dallo stradello vicinale Pantera).

Attraversando via Due Torrioni è possibile raggiungere la Casa del Canale, un edificio di proprietà della Partecipanza così chiamato perché adiacente al Canal Torbido: a fianco della casa è stato recuperato un laghetto in parte con finalità storico-testimoniale come macero da canapa e in parte con funzione naturalistica per favorire la conservazione delle piante acquatiche.

Al complesso naturalistico sono affiancate alcune strutture accessorie che migliorano la fruizione dell’area e ne integrano le capacità didattiche:  presso la Casa della Guardia, edificio così denominato in quanto costruito nei pressi di un torrione che ospitava i guardiani del bosco dal XV secolo e, in seguito, le guardie campestri della Partecipanza, è presente un’aula didattica, utilizzata prevalentemente dalle scolaresche e una piccola raccolta di attrezzi e oggetti della civiltà contadina.

Nell’ampia area cortiliva, destinata all’accoglienza dei visitatori, sono stati predisposti ambienti attrezzati con tavoli in cui è possibile sostare per un pic-nic e aree di svago protette da siepi; nei pressi dell’area pic-nic è presente un “Campo Catalogo”, un giardino nato con finalità didattiche per valorizzare l’importanza della biodiversità agraria, in cui si possono osservare aiuole di piante officinali affiancato da un frutteto misto con antiche varietà.

Le visite guidate all’Area di Riequilibrio Ecologico del Torrazzuolo sono possibili su prenotazione contattando la Partecipanza Agraria al numero 059 549046 oppure alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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CIRCUITO DELLE MURA CASTELLANE (a piedi)

Via del Macello - Via Piave - Via Torre - Via Roma - Piazza Gramsci – Via Vittorio Veneto – Via Montegrappa.

Delle mura trecentesche che circondavano il borgo di Nonantola, abbattute all'inizio del 1900 rimangono soltanto alcuni resti ma è ancora possibile seguirne il perimetro.

A Nonantola, i primi documenti in cui è menzionato un castrum (centro fortificato caratterizzato dalla presenza di un fossato e un terrapieno o, in alcuni casi, soltanto di un fossato), risalgono al 955 e al 992. Dagli scavi archeologici condotti dall’Università Ca’ Foscari di Venezia è emerso che nei secoli X-XI esisteva un apparato difensivo intorno al monastero costituito da fossati che racchiudevano un’area a ridosso del complesso abbaziale. In seguito il castrum viene menzionato in un documento del 1017 e nuovamente nel 1058, nella famosa Charta dall'abate Gotescalco: il monastero promette alla comunità una serie di privilegi e la concessione di una serie di terreni in cambio della costruzione di tre quarti delle mura e del fossato e della protezione del castrum (a quest’epoca non si trattava di mura in mattoni ma di una palizzata di legno circondata da un fossato su cui si innestavano due torri-porta di accesso al borgo costruite dal monastero insieme al restante quarto della mura).

 

MERLO GOTESCALCO

Per meglio comprendere l’evoluzione delle fortificazioni nonantolane sarà bene partire dal terzo piano del MUSEO DI NONANTOLA  in cui si possono osservare i disegni ricostruttivi delle strutture difensive sorte introno al borgo tra alto e basso medioevo elaborati sulla base dei dati fornti dagli scavi  archeologici effettuati dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

1 3MAPPA DEL BORGO DI NONANTOLA CIRCONDATO DALLE MURA 300

Il museo è collocato all’interno della TORRE DEI BOLOGNESI punto di accesso fortificato costruito dai Bolognesi nel 1307 quando conquistarono Nonantola.

Proprio agli inizi del XIV secolo le fortificazioni nonantolane furono trasformate dai Bolognesi in un perimetro di strutture militari: le difese, per la prima volta costituite da mura di laterizi con fossati, erano intervallate da una serie di torri e rivellini (strutture fortificate con ponti mobili che controllavano l’accesso all’abitato).

Questo perimetro fortificato rimase inalterato fino all’inizio del XX secolo quando furono colmate le fosse castellane e abbattute le mura ma è ancora possibile ripercorrerne il tracciato e individuare le torri ancora esistenti.

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FOTO TORRE DEI BOLOGNESI E PORTA SANT'ADRIANO A INIZIO 900

 

 

FOTO PORTA S. ADRIANO

Dalla Torre dei Bolognesi si prosegue costeggiando il recinto del giardino del PALAZZO COMUNALE percorrendo via del Macello, il cui tracciato ripercorre un tratto delle mura trecentesche. In seguito, attraversata via Marconi, si giunge in via Piave, in cui si nota un'altra delle torri che apparteneva alla cinta muraria purtroppo pesantemente compromessa da una ristrutturazione degli anni '50; lungo tutta la via, grazie all’inclinazione dei muri a scarpa e alla forma delle finestre, si possono riconoscere i resti delle fortificazioni medievali nelle abitazioni esistenti.

Arrivando in via Torre, sulla sinistra, è possibile notare la base di una delle torri che facevano parte della cinta muraria, ora adibita a villa privata; da qui girando a destra si giunge alla TORRE DEI MODENESI.

Costruita nel 1261 dai Modenesi che avevano conquistato Nonantola, insieme alla Torre dei Bolognesi, fu parte integrante e fondamentale del sistema difensivo del borgo.

La torre dei Modenesi fu costruita sui resti da una pretendete porta fortificata risalente  all’XI secolo inserita all’interno delle strutture difensive che circondavano il monastero e le abitazioni della comunità laica volute dall’abate Gotescalco.

 

FOTO TORRE MODENESI

Proseguendo su via Roma, alcuni metri dopo, girando a sinistra, si attraversa l'arco a tutto sesto del Palazzo della Partecipanza e, passando sotto l'androne del edificio, attraversata  la corte interna, si arriva ad un giardino collocato nel luogo un tempo occupato dalle fosse castellane; a sinistra è possibile osservare un edificio in mattoni, la RESIDENZA VECCHIA DELLA PARTECIPANZA, in cui è possibile riconoscere il rivellino nord di acceso al borgo. Osservando il muro nord dell’edificio si possono individuare le tracce di un arco a tutto sesto databile al XVI secolo rivolto verso la zona un tempo occupata dalle fosse castellane e, a fianco della porta principale, una porta pedonale con arco a sesto acuto tamponata.

Proseguendo verso il parcheggio di Piazza Gramsci si può osservare la base di un torrione restaurato, ora sede della Banca Popolare, purtroppo poco visibile a causa di un portico. Sulla sinistra della banca si susseguono i resti delle mura osservabili nelle case che si affacciano sul parcheggio fino all'angolo della piazza.

 

FOTO VIA VITTORIO VENETO CON IL TRATTO DELLE MURA AFFACCIATO SU PIAZZA GRAMSCHI.

In via Vittorio Veneto si riconosce una torre nell'edificio isolato e ricostruito tra la chiesa e la canonica; proseguendo per via Vittorio Veneto e girando a destra in via Montegrappa si nota, dietro alcune case costruite nel '900, una torre mozza abbattuta durante l'assedio subito nella Guerra di Castro nel 1643 (che oggi delimita un angolo del giardino abbaziale).

 

FOTO SCORCIO DELLA MURA NEL TRATTO NORD EST DEL PAESE

Proseguendo su via Montegrappa, sulla destra, quasi alla fine della strada, si può osservare una porzione delle mura posta in fondo al Parco Moreali dove è possibile individuare l'arco tamponato di Porta Sant'Adriano che anticipa l'imponente mole della Torre dei Bolognesi dalla quale siamo partiti.  

FOTO SCORCIO DELLE MURA CON LA TORRE DEI BOLOGNESI 

NONANTOLA ROMANICA (a piedi)

Abbazia di San Silvestro - Museo Benedettino Nonantolano e Diocesano di Arte Sacra - Sala degli Affreschi (ex refettorio dell'abbazia di Nonantola) - Museo di Nonantola - Pieve di San Michele Arcangelo.

L’ABBAZIA DI SAN SILVESTRO DI NONANTOLA può certamente essere annoverata tra gli edifici più importanti e rappresentativi del romanico padano.

Arrivando in Piazza Abbazia si può ammirare la sua imponente mole: la sobria facciata in laterizi, lo splendido portale, esemplificativo del racconto figurato proprio dell’arte romanica, attribuito all’ambito wiligelmico; dopo la visita all’interno della chiesa abbaziale, dove non mancheranno le suggestioni date dalla bellissima cripta, attraverso una porta laterale della navata di destra si può accedere al cortile interno dell’antico complesso monastico dove si possono osservare le bellissime absidi che presentano gli elementi tipici dell’arte romanica; il giardino abbaziale è chiuso a Nord dalla chiesa e da un porticato trecentesco, a Ovest dal palazzo dell’ex seminario, a Sud da un’ala oggi occupata dal Comune (che un tempo faceva parte del complesso monastico) e a Est da un muro di cinta. Una volta usciti dal giardino, proseguendo a sinistra su via Marconi è possibile visitare il MUSEO BENEDETTINO NONANTOLANO E DIOCESANO DI ARTE SACRA (via Marconi n° 3): al suo interno è possibile ammirare il Tesoro abbaziale, il cui pezzo più importante è senza dubbio la reliquia della Santa Croce.

Sono esposti inoltre tre codici provenienti dalla Biblioteca Abbaziale e alcune pergamene dell’Archivio Abbaziale tra cui spiccano i diplomi con i monogrammi dell’imperatore Carlo Magno e della Contessa Matilde di Canossa.

Dal giardino del Palazzo Comunale (via Marconi n°11) si accedeva alla Sala degli Affreschi, al momento non vistabile poiché in attesa dei restauri in seguito al terremoto del 2012.

Grazie ad un restauro avvenuto nel 1983in un’ala del palazzo comunale che nel medioevo ospitava il refettorio abbaziale, sono emersi i frammenti di un importantissimo ciclo di affreschi di epoca romanica con scene della vita di San Benedetto e degli Atti degli Apostoli risalenti alla fine dell'XI - inizio del XII secolo. In fondo al giardino è possibile visitare il MUSEO DI NONANTOLA, collocato all’interno della Torre dei Bolognesi dove, al terzo piano, è possibile ripercorrere la storia dei monumenti medievali principali di Nonantola.

Uscendo dal giardino comunale si ripercorre via Marconi fino a giungere all'incrocio con via Vittorio Veneto, attraversata la strada si imbocca via Abate Gotescalco dove si può osservare sulla sinistra la chiesa di Santa Filomena, risalente al XIV secolo; arrivati in fondo alla strada, sulla destra, si potrà ammirare la Pieve di San Michele Arcangelo (via della Pieve n° 43), l'altra chiesa romanica nonantolana.

La pieve, seppur di origine romanica si presenta oggi con le forme proprie del barocco a causa di un pesante restauro settecentesco; gli elementi caratteristici del romanico sono ancora visibili nelle absidi (tranne quella settentrionale ricostruita nel 1700), in alcune finestrelle e nei beccatelli che corrono sotto la cornice esterna di sommità dei muri del cleristorio.

LA PARTECIPANZA AGRARIA E L’AREA DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO "TORRAZZUOLO" (bici e auto)

Palazzo della Partecipanza - Area di Riequilibrio Ecologico “ Torrazzuolo” - Casa della Guardia - Campo Catalogo.

I PALAZZI DELLA PARTECIPANZA AGRARIA sono collocati nel centro storico di Nonantola, in via Roma 23, ed è proprio da qui che inizia l’itinerario.

Al secondo piano dell’edificio, nella cosiddetta Sala dei Giuristi, così chiamata perché sede del tribunale nel XIX secolo, è presente una MOSTRA PERMANENTE che narra la storia di questo ente millenario dal medioevo ad oggi (nel sottotetto è presente un’acetaia in cui è possibile degustare il famoso aceto balsamico tradizionale di Modena: la mostra e l’acetaia sono visitabili su appuntamento contattando lo 059 549046 oppure scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Durante il week-end, nel caso il Palazzo della Partecipanza dovesse essere chiuso, sarà possibile avere una visione d’insieme della storia della Partecipanza Agraria anche al secondo e terzo piano del MUSEO DI NONANTOLA, in cui si ripercorrono le tappe salienti della storia di questa proprietà collettiva dal medioevo al XX secolo.

I terreni della Partecipanza si estendono a nord-est del capoluogo su un territorio di circa 760 ha che dista circa 4 chilometri da Nonantola.

Nel cuore di un pregevole paesaggio agrario segnato da una fitta rete di canali, siepi e filari alberati, è presente l’AREA DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO "TORRAZZUOLO", costituita da oltre 130 ettari di boschi e diverse tipologie di aree umide in cui è possibile osservare una grande varietà di animali selvatici e uccelli acquatici.

Gli ambienti sono di libera fruizione previo rispetto delle norme di comportamento finalizzate al rispetto di flora, fauna ed habitat presenti.

Le aree umide sono osservabili da osservatori faunistici tra cui, quello situato presso la “barchessa della Pantera”, a sud del lago più grande, è fruibile anche da disabili fisici ed utenti con ridotta mobilità.

L’oasi naturalistica si raggiunge in auto dalla Località Via Larga percorrendo via Mislè in direzione Ravarino oppure dalla tangenziale di Nonantola, direzione Bologna, seguendo i cartelli con l’indicazione Area di Riequilibrio Ecologico "Torrazzuolo"; in bicicletta o a piedi dal centro storico precorrendo via Prati e stradello Prati.

Seguendo la direttrice Via Mislè-Via Due Torrioni in direzione Ravarino, ai confini dell’area naturalistica è possibile vedere il macero alla cosiddetta Casa del Canale e, nelle pertinenze della Casa della Guardia, una raccolta di oggetti legati alla civiltà contadina (previo appuntamento) e il Campo Catalogo delle piante officinali e delle antiche varietà di frutta.

Alla Casa della Guardia sono inoltre stati predisposti ambienti attrezzati con tavoli in cui è possibile sostare per un pic-nic e aree di svago protette da siepi.

Le visite guidate all’Area di Riequilibrio Ecologico "Torrazzuolo" sono possibili su prenotazione contattando la Partecipanza Agraria al numero 059 549046 oppure alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Villa Emma

Villa Emma venne costruita tra il 1890 e il 1898 su commissione di Carlo Sacerdoti per la moglie Emma Coën

Il progetto fu realizzato dall’architetto modenese Vincenzo Maestri che costruì una bellissima villa di campagna ispirandosi al linguaggio proprio del classicismo.

Il prospetto della villa rivolto ad est è composto da tre corpi di fabbrica affiancati di cui due laterali e uno centrale diviso in due ordini da una cornice orizzontale interrotta da loggiati e terrazzi; in origine questo lato della villa si affacciava su un laghetto ed un bellissimo giardino.

Nel prospetto nord è presente una loggia a tre archi con pilastri ottagonali che culminano in capitelli decorati che reggono un balconcino, il lato sud presenta un portico ed una grande terrazza e sul lato ovest si apre un cortile interno racchiuso da una cancellata.

Le finestre sono sormontate da un arco a sesto acuto: quelle del piano terra hanno un archivolto sormontato da un fregio non decorato e concluso con una cornice lineare, quelle del secondo piano hanno una cornice con volute e fregio ornato con cerchi concentrici con rose.

Particolare della decorazione del soffitto

L’interno della villa fu spogliato degli arredi nel corso della Seconda Guerra Mondiale; nell’edificio si possono ancora ammirare lo scalone principale con una bella balaustra in ghisa in origine trattata a finto oro e i soffitti a volta affrescati con scene di fiori, frutti, animali e figure allegoriche. 

Villa Emma è stata restaurata negli anni ’90 dopo lunghi anni di decadenza e abbandono; viene oggi utilizzata per meeting e incontri di lavoro, matrimoni, feste e cerimonie; nel sottotetto sono conservate le botti di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena della Famiglia Giacobazzi.

La villa è stata resa celebre da una vicenda legata alla Seconda Guerra Mondiale: tra il 1942 e il 1943 ospitò 73 ragazzi ebrei profughi che grazie all’aiuto dei cittadini di Nonantola, tra cui il medico condotto Giuseppe Moreali e il giovane parroco Don Arrigo Beccari, furono prima nascosti poi fatti fuggire in Svizzera dove trovarono la salvezza. La mostra relativa all’episodio dei “Ragazzi Ebrei di Villa Emma: 1942-43″ è visibile al piano terra del Museo di Nonantola.

Per approfondimenti sulla vicenda legata alla storia dei ragazzi di villa Emma si veda www.fondazionevillaemma.org

 

Per informazioni e visite guidate sull’episodio dei ragazzi di Villa Emma contattare:

Fondazione Villa Emma

Tel. 059 547195 – mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

INFO

Villa Emma

Via Giuseppe Di Vittorio n° 31

41015 Nonantola (Mo)

orario: interno della villa non visitabile.

Casa Previdi

L’avvocato Stanislao Previdi nell’Ottocento era il proprietario di un bel edificio in stile neoclassico affacciato sulla via principale di Nonantola, via Roma (l’antica via Maestra di Castello). La facciata del fabbricato presenta una serie di finestre inquadrate entro cornici; quelle del primo piano sono ornate da timpani triangolari sorretti da mensole e volute e, nella la finestra centrale, l’avvocato Previdi fece collocare una lunetta a bassorilievo in cotto dello scultore Montanari di Modena.

Questa lunetta raffigura l’incontro tra Dante e il suo avo Cacciaguida in Paradiso alla presenza di Beatrice; la scena è sormonta dalla scritta “E quindi il soprannome tuo si feo”; con questa decorazione Previdi intendeva rendere omaggio alla supposta origine nonantolana della famiglia Alighieri.

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Lunetta di casa Previdi

In effetti una famiglia Aldighieri o Aldigeri è documentata a Nonantola dal 1012, tra XII e XIII secolo alcuni dei suoi componenti furono tra i più importanti giudici e avvocati dell’abbazia di Nonantola ed ebbero forti legami anche con la famiglia dei Canossa; una parte della famiglia si trasferì a Ferrara (sono presenti in modo regolare nei documenti dal 1135 in poi) dove i suoi membri ricoprirono posizioni di rilievo dall’età matildica alla signoria estense. Girolamo Tiraboschi, nella sua Storia dell’Augusta Badia di Nonantola, fu il primo ad affermare che una donna, appartenente ad un ramo della famiglia trasferitosi a Ferrara “divenuta moglie di Cacciaguida triavo del Poeta Dante diede a quella famiglia il suo proprio cognome” .

All’interno del palazzo un ampio androne passante conduce ad un cortile delimitato dai resti delle antiche mura castellane; uno scalone sorretto da colonne con capitelli dorici e corinzi porta ai piani superiori adibiti ad appartamenti.

INFO

Via Roma, 59
Interno non visitabile

Sala delle Colonne e Sala degli Affreschi – ex refettorio abbaziale

Nel 1983, durante dei lavori di restauro intrapresi in quest’ala del Palazzo Comunale, è emerso un ciclo affrescato di notevole importanza che in origine decorava l’antico refettorio del monastero di Nonantola.

Il locale in cui sono stati ritrovati gli affreschi faceva parte del complesso abbaziale; il fabbricato in cui è collocato, prima di essere acquistato dal Comune nel 1898 con il resto del complesso per essere adibito a sede degli uffici comunali, era di proprietà della famiglia Salimbeni; già nel 1799, anno dell’acquisto da parte del conte Leonardo Salimbeni di numerosi beni appartenuti alla soppressa abbazia e al seminario nonantolano, questo locale era stato trasformato in granaio.

Il locale subì, nel corso dei secoli, numerosi rimaneggiamenti: fu ridotto in lunghezza (come si può constatare osservando l’ultima monofora della parete sud che viene tagliata da un muro moderno), fu elevato in altezza (il soffitto dell’antico refettorio si innestava verosimilmente sopra la greca affrescata) e infine fu soppalcato con l’introduzione di una doppia fila di 10 pilastri che dividono la parte inferiore in tre navatelle.

Le dimensioni notevoli dell’ambiente, disposto con il lato lungo parallelo al corpo longitudinale della chiesa abbaziale, da cui in origine era diviso da un chiostro, e la riscoperta degli affreschi ha reso possibile identificare con certezza questo locale con l’antico refettorio del monastero di Nonantola: il ciclo affrescato è databile a fine XI-XII secolo e presenta un registro figurato con scene della vita di San Benedetto e degli Atti degli Apostoli sormontato da un fregio costituito da una fascia a meandro interrotta da tabelle figurate.

Per un approfondimento sulla descrizione del ciclo figurato e dei motivi iconografici si veda la scheda sulla Sala degli Affreschi

INFO

Via Marconi n° 11
Tel: 059/896656
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario: interno non visitabile a causa dei danni subiti dal sisma 2012

Chiesa di Santa Maria fuori le mura, detta Santa Filomena

L’edificio fu fondato nel 1325 dalla Compagnia dei Battuti o dei Flagellanti che ottenne dall’abate di Nonantola di poter costruire una casa fuori dalle mura dove poter accogliere poveri, infermi e pellegrini.

La chiesa, tra il 1589 e il 1597, venne ricostruita su quella preesistente ma con dimensioni maggiori e sul lato nord venne aggiunto il coro poligonale. Nel 1798 la Repubblica Cisalpina incamerò i beni della Compagnia e li mise in vendita. L’avv. Giovanni Battista Veratti, all’epoca sindaco di Nonantola, li acquistò e cedette la chiesa all’Abbazia mentre dall’ospedale ricavò degli appartamenti da affittare. Durante la Prima Guerra Mondiale la chiesa venne adibita a ricovero per i militari e fu poi utilizzata come magazzino.

Oggi l’edificio, dopo i restauri e la ricostruzione del 2004, presenta un portico a tre arcate in stile rinascimentale e abside a forma pentagonale sormontata da un campanile a torre che rievoca le fattezze romaniche dell’Abbazia.

L’interno è costituito da un’ampia aula rettangolare che termina in un presbiterio con altare e affreschi settecenteschi.

INFO

Via Vittorio Veneto
Tel: 059.548859
Ingresso gratuito
Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 20

Pieve di San Michele Arcangelo

Non lontano dall’abbazia, tra l’870 e l’887, l’abate Teodorico fece erigere una chiesa dedicata all’Arcangelo Michele, fuori dalle mura di Nonantola, ad uso della popolazione rurale. La prima menzione dell’edificio come pieve risale all’XI secolo (si definisce pieve la chiesa dotata di battistero e con diritto di sepoltura che esercita la giurisdizione ecclesiastica su un territorio). In un lasso di tempo che va dal 1011, data in cui nei documenti si accenna ad una pieve o ad un edificio con funzioni plebane, al 1101, data in cui è attestato un Sinodo tenutosi nella Pieve, si può collocare il periodo di costruzione dell’edificio romanico.

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Fino al 1300 la Pieve di San Michele fu dipendente dall’abbazia di Nonantola.

Verso la fine del XVIII secolo l’edificio subì un pesante intervento di restauro che alterò profondamente le originarie forme romaniche: il pavimento fu innalzato, le volte della cripta vennero demolite, i pilastri originali ingrossati e sagomati secondo lo stile dell’epoca.

Alla fine del 1919 si avviarono i lavori per ridonare alla Pieve l’originaria forma romanica ma, a causa della mancanza di fondi, venne restaurata soltanto la zona delle absidi e quella presbiteriale. In quegli anni fu scavata anche l’area della cripta e furono rinvenuti diversi capitelli, basamenti e tronchi di colonne nonché  resti di altare. Oggi delle absidi romaniche rimangono la mediana e la meridionale, quella settentrionale fu ricostruita nel 1700.

In seguito ad alcuni lavori di consolidamento delle fondazioni è stato possibile effettuare uno scavo archeologico grazie al quale sono stati chiariti i rapporti tra la pieve bassomedievale e l’edificio carolingio: l’edificio più antico, che misurava 10,5X26 metri, possedeva una struttura a tre navate suddivise probabilmente da pilastri e terminanti in 3 absidi semicircolari. La successiva costruzione romanica (secoli XI-XIII) anche se rispetta la proporzioni della chiesa fondata da Teodorico, risulta essere due volte e mezzo più grande.  All’interno e all’esterno di San Michele sono state scavate 9 tombe, alcune delle quali in struttura di laterizi, che rappresentavano un primo nucleo cimiteriale sviluppatosi a ridosso dell’edificio

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La facciata si presenta in forme barocche, tripartita e ornata da cornici marcapiano e da un bel timpano. Degne di nota sono una tela della Madonna col Bambino e Santi del pittore modenese Francesco Stringa e la cappella della Madonna del Rosario.

INFO

Via della Pieve, 43
Tel. 059.548859

Apertura: su appuntamento telefonando al n° 059.548859 

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