Coordinate 44°40′39.62″N 11°02′34.83″E,  altitudine 20 m s.l.m., superficie 55,32 km², abitanti 15.921

Partecipanza Agraria

L’acetaia della Partecipanza Agraria

Nel sottotetto del palazzo è possibile vedere un’acetaia con tre batterie rispettivamente di sette, sei e cinque botticelle. L’acetaia, la cui finalità è essenzialmente didattica, è certificata e visitabile ed è possibile assaggiare il famoso Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

 

Una notizia del cronista modenese Antonio Vallisnieri riporta che presso la Corte Estense venissero conservate botti di aceto già intorno al 1228. A partire dal 1598, anno in cui la città di Modena diventò la capitale del Ducato, diventano più numerose le testimonianze  documentarie che forniscono informazioni riguardanti il grande interesse della Corte nei confronti della produzione di aceto .

Nel 1747 , nel Registro delle Vendemie e Vendite dei Vini  per conto della Ducale Cantina Segreta del Palazzo ducale  viene  usato il termine  “ balsamico”, infatti in questo registro Antonio Lancellotti  richiede materiale  idoneo per rincalzare “ l’accetto balsamico “  dell’acetaia ducale. Per lungo tempo i duchi estensi coltivarono la consuetudine di fare dell’aceto balsamico dono prezioso alle persone di riguardo per le sue qualità terapeutiche.

Dal XVIII secolo in poi le notizie sul Balsamico aumentano, anche se intorno a questo prodotto permane il riserbo delle famiglie che lo possiedono. È nell’Ottocento che si trovano testimonianze fondamentali riguardo all’utilizzo del solo mosto cotto per produrre quello che oggi è il Balsamico della tradizione. Tali indicazioni provengono del Conte Giorgio Gallesio e dell’Avvocato Francesco Aggazzotti; per primi hanno determinato le differenze che esistono fra il Balsamico e altri tipi di aceto e hanno indicato la via da seguire per trasformare correttamente il mosto cotto nel prodotto finito.

Le prime notizie che si riferiscono alla produzione di aceto balsamico a Nonantola sono contenute in alcuni scritti dello studioso Giorgio Gallesio che, tra il 1817 e il 1839, compì lunghi viaggi alla continua ricerca di tutte le varietà di frutta presenti nel nostro paese in vista della realizzazione di un’opera enciclopedica.

Nel 1939 egli effettuò alcune visite nelle tenute dei Conti Salimbeni a Nonantola e in questa occasione scoprì, con sorpresa e meraviglia, l’aceto balsamico di Nonantola, nei sui scritti si legge "La cantina dell’aceto è una delle cose più interessanti a vedersi in questa tenuta. È una cantina situata nell’alto della casa e con un’apertura che vi lascia penetrare l’aria e la luce. Un terazzo attiguo interamente aperto, e solo coperto da un tetto, ne fa compimento. La camera è destinata ai caratelli dell’aceto fatto, e contiene più di cinquanta piccioli tonolini curti e longhi, cerchiati di ferro, i quali contengono l’aceto di 100 circa anni: essi sono divisi in annate marcate colle lettere dell’alfabeto… Il terrazzino è pieno invece di tanti vasi di terra fatti a fiasco, i quali contengono l’aceto nuovo…"

visit nonantola museo 00009L’aceto balsamico è dunque nato in Emilia, le vere zone di produzione sono state e sono tuttora situate nelle province di Modena e Reggio Emilia , dove per secoli governarono i duchi estensi.

Ogni famiglia consegna alla memoria delle generazioni la ricetta del "casato" che insegna a produrre i diversi tipi di aceto balsamico. Una pluralità di conoscenze, di usanze, di prodotti diversi ci consente di parlare di una cultura dell’ aceto balsamico, una cultura che coinvolge prima la Corte, la nobiltà, poi le classi alte e medie. Negli ultimi decenni la produzione di aceto balsamico da aristocratica è diventata popolare grazie anche all’intensa opera di promozione della “Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale” nata a Spilamberto nel 1967.

L’oasi Torrazzuolo

L’AREA DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO TORRAZZUOLO

L’oasi “Torrazzuolo” è una delle aree naturalistiche più importanti della Pianura Padana sia per dimensioni che per diversificazione degli habitat presenti: comprende infatti un articolato sistema di boschi, aree umide e un fitto reticolo di siepi e canali.

Il territorio della Partecipanza, per secoli caratterizzato da boschi, paludi e prati, a partire dalla metà del XIX secolo fu soggetto ad una progressiva e radicale operazione di messa a cultura dei terreni: tra la fine del 1800 e i primi decenni del ‘900 i terreni, che rappresentavano un’indispensabile fonte di sopravvivenza per le famiglie dei Partecipanti, furono convertiti alla coltivazione di cerali.

Il grande bosco della Partecipanza nel 1884 non esisteva più ma a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, attraverso interventi di ripristino naturalistico effettuati per tappe successive, circa il 10% della Partecipanza è stato rinaturalizzato.

L’Oasi del Torrazzuolo copre oggi una superficie complessiva di 132 ettari ed insiste per la maggior parte su terreni di proprietà della Partecipanza Agraria: rientra nel circuito delle Aree Protette della Regione Emilia-Romagna come Area di Riequilibrio Ecologico e, a livello europeo, nella Rete “Natura 2000” come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS). Il bosco planiziale è una “Kyoto forest” per il monitoraggio del bilancio assorbimento/rilascio della CO2.

Il punto di partenza principale per visitare l’area naturalistica è il parcheggio posto in via Due Torrioni nei pressi della maestà di Sant’Anselmo (la stele con l’immagine del Santo fondatore dell’abbazia di Nonantola), ben visibile dalla strada: da qui, infatti, partono i diversi percorsi di visita che conducono nel bosco e nelle aree umide in cui è possibile osservare una ricca biodiversità animale e vegetale e arrivare a tre osservatori faunistici, di cui uno fruibile anche da disabili e da utenti con mobilità ridotta (raggiungibile anche in auto dallo stradello vicinale Pantera).

Attraversando via Due Torrioni è possibile raggiungere la Casa del Canale, un edificio di proprietà della Partecipanza così chiamato perché adiacente al Canal Torbido: a fianco della casa è stato recuperato un laghetto in parte con finalità storico-testimoniale come macero da canapa e in parte con funzione naturalistica per favorire la conservazione delle piante acquatiche.

Al complesso naturalistico sono affiancate alcune strutture accessorie che migliorano la fruizione dell’area e ne integrano le capacità didattiche:  presso la Casa della Guardia, edificio così denominato in quanto costruito nei pressi di un torrione che ospitava i guardiani del bosco dal XV secolo e, in seguito, le guardie campestri della Partecipanza, è presente un’aula didattica, utilizzata prevalentemente dalle scolaresche e una piccola raccolta di attrezzi e oggetti della civiltà contadina.

Nell’ampia area cortiliva, destinata all’accoglienza dei visitatori, sono stati predisposti ambienti attrezzati con tavoli in cui è possibile sostare per un pic-nic e aree di svago protette da siepi; nei pressi dell’area pic-nic è presente un “Campo Catalogo”, un giardino nato con finalità didattiche per valorizzare l’importanza della biodiversità agraria, in cui si possono osservare aiuole di piante officinali affiancato da un frutteto misto con antiche varietà.

Le visite guidate all’Area di Riequilibrio Ecologico del Torrazzuolo sono possibili su prenotazione contattando la Partecipanza Agraria al numero 059 549046 oppure alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Mostra permanente "La Partecipanza Agraria di Nonantola. Una comunità e la sua terra"

Al secondo piano del palazzo è esposta la mostra "La Partecipanza Agraria di Nonantola. Una comunità e la sua terra" che racconta la storia di questo Ente millenario e la sua evoluzione nel corso dei secoli: dalla Charta dell’abate Gotescalco del 1058, che ne rappresenta la radice medievale, al rogito del notaio Andrea della Cappellina nel 1442.

Facendo riferimento ad alcuni documenti fondamentali si raccontano i contrasti avvenuti all’interno della comunità tra bocca viva e bocca morta (cioè tra ricchi e poveri) e tra abitanti originari e forestieri fino alla separazione avvenuta tra Comune e Partecipanza nel corso dell’Ottocento. Si conclude poi con la storia più recente, dall’Ottocento al Novecento, contrassegnata dalla nascita della Partecipanza Agraria come Ente Morale autonomo, dotato di propri organi istituzionali.

La seconda sezione è dedicata all’evoluzione del territorio e dell’ambiente naturale della Partecipanza dal medioevo ad oggi: partendo da un territorio caratterizzato da boschi e paludi, prati e pascoli proprio dell’epoca medievale, si giunge fino all’agricoltura intensiva caratteristica dei giorni nostri. Di particolare interesse è la descrizione del meccanismo di ripartizione.

visit nonantola museo 00007Pianta dimostrante il territorio di Nonantola, secolo XVIII. Mappario Estense, Serie Generale, n° 50. Archivio di Stato Modena.

 

I Palazzi della Partecipanza Agraria di Nonantola (XIV-XIII secolo)

Gli edifici di proprietà della Partecipanza Agraria si affacciano su piazza del Pozzo, l’antica piazza della Comunità, cuore della vita civica di Nonantola a partire dal XV secolo.

visit nonantola museo 00003La piazza della Comunità (ora Piazzetta del Pozzo) nel XVI secolo, nucleo centrale della vita della Comunità, su cui si affacciavano: il Comune di Nonantola, oggi Residenza Vecchia della Partecipanza Agraria (sulla destra), il Forno, il Magazzino delle granaglie e la Salina. Museo di Nonantola (disegno R. Merlo).La Residenza Vecchia occupa un edificio a due piani ricavato nel rivellino nord-ovest delle mura trecentesche dove era collocata l'antica porta del Castello di Nonantola: sul lato nord infatti si possono ancora vedere, benché tamponate, le tracce di una porta con arco a tutto sesto risalente al XIV secolo e di una porta pedonale con arco a sesto acuto che permettevano l’accesso al borgo dopo aver attraversato il fossato che circondava l’abitato. Questo stabile ebbe in seguito una lunga storia: fu la sede del Comune dal XV secolo, nel XVII secolo ospitò la scuola pubblica e nel XIX secolo il Teatro Comunale; dagli anni ’60 il piano terra è stato la sede della biblioteca comunale.

visit nonantola museo 00004Il lato nord della Residenza Vecchia dove è possibile riconoscere la struttura della porta trecentesca con gli archi tamponati, carrabile e pedonale, di accesso al borgo medievaleProprio di fianco a questo fabbricato ti trova la Residenza Nuova, pregevole edificio dalle linee sette-ottocentesche, sede del Comune di Nonantola fino al 1898, anno in cui il Municipio si trasferì nella sede di via Marconi: al secondo piano dell’edificio è conservato l’Archivio Storico della Partecipanza che contiene materiale documentario dal 1877 (la documentazione relativa agli anni precedenti è conservata presso l’Archivio Comunale) ed interessanti mappe che testimoniano l’evoluzione del paesaggio agrario locale.

visit nonantola museo 00006L’Archivio Storico della Partecipanza Agraria

visit nonantola museo 00005Il lato nord della Residenza Nuova della Partecipanza che si affaccia sul luogo in cui erano collocate le fosse castellaneSempre al secondo piano, nella sala dell’ex tribunale di Nonantola, chiamata Sala dei Giuristi, è visitabile la mostra permanente sulla storia della Partecipanza e, nel sottotetto dell’edificio, è collocata un’acetaia a scopo didattico. Il giardino del palazzo, raggiungibile attraversando un androne passante, è collocato nel luogo in cui c’erano le antiche fosse castellane (da qui è possibile osservare, volgendo lo sguardo a sinistra, la porta trecentesca di accesso al borgo con gli archi tamponati della Residenza Vecchia).

La Partecipanza Agraria di Nonantola

Le Partecipanze Agrarie sono una delle ultime forme di proprietà collettiva di terreni di origine medievale esistenti in Italia; in totale sono otto e sei di queste sono collocate nella pianura tra Modena, Bologna e Ferrara.

L’origine della Partecipanza Agraria di Nonantola si fa risale al 1058: l’abate Gotescalco del monastero di S. Silvestro, signore del luogo, attraverso una Charta Convenientiae, promise una serie di privilegi e terreni alla comunità e il popolo, in cambio, dovette costruire gran parte delle mura del borgo e garantire la protezione del castrum. Il monastero concedeva in usufrutto perpetuo alla comunità il diritto allo sfruttamento delle terre comprese entro certi confini; la trasmissione di questo diritto fu trasmessa in linea maschile e con l’obbligo di residenza.

Seguendo regole quasi immutate nel tempo, il patrimonio fondiario collettivo della Partecipanza viene ancor oggi periodicamente suddiviso, tramite un sorteggio, tra i discendenti delle famiglie originarie (sono 22 i cognomi delle famiglie nonantolane che beneficiano di questo diritto).

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